VENETO
VENETO

VENEZIA
La più inverosimile città del mondo
“Inverosimile”... È questa la suggestione che afferra il visitatore appena giunto a Venezia dal mare, da quella via naturale che per oltre un millennio ha fatto potente la città fondata sull’acqua.
È l’acqua la peculiarità di Venezia, l’elemento sul quale poggia la lunga storia del trasporto di persone e merci, la costruzione di imbarcazioni, navi e vascelli ancora oggi in transito e approdo nel favoloso Bacino di San Marco. Perché l’impatto con la città e la sua percezione da questa naturale prospettiva sono stati parte integrante di un progetto politico di ostensione di potenza, ricchezza, splendore attuabile solo con l’immediato incontro con il cuore di Venezia, la Piazza San Marco, il centro istituzionale e religioso.
Gli inizi trasfigurano fra leggenda e mito. È il doge Angelo Partecipazio a trasferire nell’810, dopo l’attacco sferrato dal re dei Longobardi Pipino, la sede dogale da Malamocco nelle più sicure isole del rivus altus, Rialto, il nucleo più antico della città, dando così il via all’edificazione di fabbricati non solo sul suolo delle isole, ma sull’acqua. Le famiglie patrizie, i ricchi mercanti fanno a gara per erigere principeschi palazzi specialmente sulla sinuosa via maestra della città, il Canal Grande, e sulle sue diramazioni in centinaia di rii. La prima residenza dogale è un castelletto turrito e fortificato poi demolito, ma attorno già inizia a costituirsi quella piazza che di Venezia sarà simbolo e incarnazione: per sorreggerne la struttura fu necessario conficcare nel fondale 100.000 pali di legno fatti giungere dai boschi del Cadore.
I secoli lasciano tracce e stratificazioni. Agli edifici della Venezia gotica, come il Fondaco dei Turchi, si accostano via via i marmi policromi quattrocenteschi delle chiese, come San Zaccaria, o della Scuola di San Marco, i nuovi modelli del Cinquecento, tra Sansovino con la Libreria e Palladio con San Giorgio Maggiore e il Redentore, i grandiosi progetti seicenteschi del Longhena, dalla Salute a Ca’ Pesaro, gli scenografici palazzi dei nuovi nobili, come i Rezzonico, ansiosi nel Settecento di sfoggiare la loro ricchezza. Il risultato di questa trasformazione urbanistica incessante, ma sempre rispettosa del contesto in cui si realizza, è il capolavoro di armonia di uno dei centri storici forse meglio conservati al mondo.
Lungimiranza politica, abilità diplomatica, intelligenza amministrativa, apertura culturale, potenza economica fanno di Venezia la Dominante; i possedimenti dello Stato da Mar tra XV e XVI secolo arrivano a estendersi lungo tutto l’Adriatico, fino a Creta e Cipro, quelli di terraferma giungono a Bergamo e Brescia: il leone marciano si rinviene ovunque, monumento di pietra che si fa icona di un potere millenario. Ma il declino giunge inesorabile: l’interminabile Guerra di Candia (1645-1669) contro gli Ottomani porta allo stremo le finanze della Repubblica, costretta, per “fare cassa”, persino a vendere titoli nobiliari. Venezia è spossata economicamente, stritolata tra reazione e sete di rinnovamento, il mutamento politico europeo si fa inarrestabile, la Rivoluzione francese con i suoi ideali travolge anche qui antiche istituzioni e delicati equilibri. Il 12 maggio 1797 è la fine: il Maggior Consiglio abdica, il doge Lodovico Manin (1726-1802) consegna la città a Bonaparte. Venezia è devastata, saccheggiati chiese e palazzi, trafugate 30.000 opere d’arte, demoliti 70 fra chiese e monasteri. Francesi e austriaci si alterneranno al governo della città, fino alla sua annessione al Regno d’Italia, nel 1866. Eccola qui Venezia, fragile e splendida, per Calvino “archetipo vivente che si affaccia sull’utopia”, perché in nessun altro luogo il sospiro del passato è così elegiaco e insieme capace di proiettare verso il futuro.














