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VENETO

VENETO

LE DOLOMITI

Il magico regno delle Dolomiti

“Inverosimile”... È questa la suggestione che afferra il visitatore appena giunto a Venezia dal mare, da quella via naturale che per oltre un millennio ha fatto potente la città fondata sull’acqua.

“Belluno e la sua valle hanno una personalità speciale che gli dà un incanto straordinario ma di cui pochi per la verità si accorgono. Perché? Perché nella ‘Val Belluna’ c’è una fusione meravigliosa e quasi incredibile fra il mondo di Venezia (con la sua serenità, la classica armonia delle linee, la raffinatezza antica, il marchio delle sue architetture inconfondibili) e il mondo del Nord (con le montagne misteriose, i lunghi inverni, le favole, gli spiriti delle spelonche e delle selve, quel senso intraducibile di lontananza, solitudine e leggenda).” In queste poche righe è racchiusa l’essenza di una delle capitali delle Dolomiti: a vergarle fu Dino Buzzati (1906-1972), in La mia Belluno, opera postuma pubblicata nel 1992, a vent’anni dalla morte del grande scrittore che era nato e aveva trascorso l’infanzia proprio in questi luoghi, per poi trasferirsi a Milano e intraprendere lì la carriera giornalistica. Il capoluogo e Feltre si consegnarono alla Serenissima a inizio Quattrocento e restarono fedeli alla Repubblica di Venezia per circa quattro secoli: entrambe ne guadagnarono immensamente dal punto di vista architettonico, come si può notare visitando i rispettivi centri storici, che hanno assunto l’attuale fisionomia proprio durante la dominazione veneziana. Il discorso è vero per Belluno ma vale ancora di più per Feltre, distrutta nel 1510 dalle truppe asburgiche e ricostruita di lì a poco secondo i dettami rinascimentali: i tanti edifici affrescati le valgono il soprannome di urbs picta, “città dipinta”.

NATURA INCANTATA Se l’influsso veneziano è dunque innegabile, lo è altrettanto lo spirito del Nord, incarnato nella natura del Bellunese, meravigliosa e selvaggia insieme, le cui manifestazioni hanno in effetti qualcosa del fantastico che renderà immortale gli scritti di Buzzati. L’Altopiano del Cansiglio, per esempio, con le sue foreste di faggi e abeti rossi, può ricordare le atmosfere de Il segreto del Bosco Vecchio (1935), secondo romanzo dello scrittore; sull’altro versante del Piave, invece, in quel paradiso ostico e quasi inaccessibile offerto dal Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, sembra di avere davanti i panorami del Bàrnabo delle montagne (1933) con cui esordì. L’impetuosità dei torrenti che scorrono in queste valli ha regalato magie come i canyons scavati dall’Ardo o i Cadini del Brenton, vasche naturali modellate dall’acqua sulla roccia carbonica, la potenza della Cascata della Soffia o la pozza turchese della Grotta Azzurra, prima ignota ai pi  e poi improvvisamente divenuta celebre.

 

GLAMOUR E TRADIZIONE L’Agordino ha un passato fatto di miniere e un presente industriale nella sua parte meridionale, mentre a settentrione è ormai completamente vocato al turismo e all’esaltazione delle proprie bellezze naturali: Agordo rappresenta la prima anima, Alleghe e Falcade la seconda. Cadore e Comelico hanno in comune il passato veneziano e le tradizioni ladine, e dalla commistione di questi elementi emerge un’identit  forte, per nulla disposta a farsi annacquare dal tempo che scorre e cambia tutto. La Magnifica Comunità di Cadore, con il sistema delle Regole che ancora preserva il patrimonio boschivo della zona, ne è un esempio, così come il Carnevale del Comelico o le tante leggende sui Monti Pallidi che contribuiscono alla mitologia alpina. A Pieve di Cadore nacque Tiziano Vecellio, che rese ancora più eterne le vette della sua infanzia, inserendole nei propri capolavori. Quello che sembra a tutti gli effetti un regno incantato, nonostante il turismo e i compromessi che esso comporta, è governato da due regine: la Marmolada e Cortina d’Ampezzo. La prima domina il panorama con il profilo maestoso della parete sud, cui si accede da Malga Ciapela. Cortina sa invece combinare la dimensione mondana assunta con le Olimpiadi del 1956 a un patrimonio naturalistico strabiliante e a tradizioni autentiche, con radici secolari, dimostrando di meritare la corona che porta.

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