Dal Cadore al Comelico
Comunità contigue e vicine, fiere ciascuna della propria identità, Cadore e Comelico compongono un mosaico di panorami sensazionali, importanti testimonianze storiche e natura incontaminata.
Accomunate dalla forte presenza ladina e dallo storico legame con Venezia, Cadore e Comelico offrono l’occasione ideale per arricchirsi culturalmente e rigenerarsi nella magnifica natura circostante.
Il Cadore, corrispondente sul piano geografico all’alto bacino del Piave, è documentato già nel II secolo come Catubrium. Dal XIII secolo si evolve in quella che sarà la Magnifica Comunità di Cadore, dotata già nel 1235 di propri Statuti. Nel 1420 la Comunità decide
di giurare fedeltà alla Serenissima Repubblica, mantenendo tuttavia un’ampia libertà amministrativa, la cui eccellente organizzazione fu sempre garantita dall’antico sistema delle Regole, deputate alla gestione dei boschi, capaci di preservare mantenendolo vivo nel tempo un paesaggio tra i più affascinanti dell’arco alpino.
Eternate nei capolavori di Tiziano, che a Pieve di Cadore ebbe i natali, vette come le Marmarole, l’Antelao, il Sorapiss giganteggiano su valli verdi e boscose dove la natura trionfa.
Non da meno, quanto a ricchezze paesaggistiche e naturalistiche, è il Comelico, agli estremi limiti del Veneto e dell’Italia. Il viaggiatore che, valicando il Passo di Monte Croce, si lascia alle spalle la Val Pusteria con i suoi masi ordinati, incontra a poco a poco villaggi e paesi dall’architettura non più tirolese ma ladina. Nel Comelico Superiore, Padola è immersa nell’incantevole scenario delle vette che la circondano, la Croda da Campo e il Monte Aiarnola, appartenenti al gruppo del Popera e delle cime di Sesto, da dove si parte per meravigliose escursioni. Di minori dimensioni ma di uguale fascino sono le frazioni vicine di Candide e Dosoledo, impreziosite da eleganti palazzi in cui dimoravano nel passato i facoltosi commercianti di legname che da qui era inviato alla Serenissima. Assai particolare e interessante è la Mascarada, ovvero la festa di Carnevale animata dal buffo Matazin che assieme al suo aiutante, il Laché, raduna in abiti vistosi e sgargianti i paesani, nascosti dietro maschere di legno. Alla testa del corteo c’è la “Mùsica”, un quartetto strumentale guidato da una coppia di violini, in omaggio alle arcaiche tradizioni musicali del Comelico.

