La levità di
Palazzo Ducale
Capolavoro dell’arte gotica veneziana, non reca tracce della primitiva costruzione del IX secolo, forse una fortezza protetta da mura e da torrioni angolari. Un primo evento nefasto risale al 976, quando, nel corso di una rivolta popolare, fu dato alle fiamme che ne provocarono la distruzione. Poco più di un secolo dopo, nel 1105, un altro incendio devastò il palazzo, che nel frattempo era stato ricostruito. Da allora progetti, lavori, nuovi abbattimenti, nuovi incendi, nuove ricostruzioni si susseguirono fino alla fine del Cinquecento, quando Palazzo Ducale assunse le forme attuali. Il risultato sembra sfidare le leggi della fisica, rovesciando i valori di peso con il vuoto ottico del ricamato portico terreno che, sormontato dal traforo marmoreo di un loggiato aperto, sostiene l’edificio, sapientemente sgravato dalle grandi finestre. Suggestioni orientali temperate dall’architettura gotica fiorita ne faranno un prototipo, fonte e ispirazione di nuove correnti dell’architettura veneziana. Fulcro del potere dello Stato veneziano, Palazzo Ducale fu sede del Governo della Repubblica e delle Magistrature, Palazzo di Giustizia e residenza del doge, per lui un carcere dorato, poiché gli era proibito uscire al di fuori delle occasioni cerimoniali. Nel dedalo delle sontuose sale rivivono i fasti della Serenissima, celebrati dai mirabili teleri del Tintoretto, del Veronese, di Palma il Giovane e di Jacopo Bassano



