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In gondola sulla “via” principale

Forse antico alveo di uno dei fiumiciattoli che sboccavano nella Laguna deserta, fu il porto canale del primo insediamento veneziano, poi le attività portuali si spostarono nel più vasto Bacino. Da allora il Canal Grande, con i suoi quattro chilometri, divenne la “via” principale, dove i patrizi fecero a gara per costruirvi residenze prestigiose, vennero fondate le chiese che oggi si specchiano nelle sue acque, e la Repubblica vi edificò palazzi pubblici per ricevere nobili, sovrani, ricchi mercanti che intrattenevano relazioni con la Serenissima. Sormontato da soli quattro ponti, tra i quali eccelle il monumentale Ponte di Rialto, per i veneziani è il “Canalazzo”, reso magico, spettacolare dall’incessante incedere delle gondole.

“La gondola nera, slanciata, e il modo in cui si muove, lieve, senza rumore alcuno, ha qualcosa di strano, una bellezza da sogno, ed è parte integrante della città dell’ozio, dell’amore e della musica” affermò Hermann Hesse, in visita a Venezia tra il 1901 e il 1903, dopo il suo giro sul Canal Grande.

              [...] mentre la gondola, per riportarci in albergo, risaliva il Canal Grande, vedevamo la fila dei palazzi fra cui passavamo riflettere la luce e l’ora sui loro fianchi rosati, e mutare con esse, meno come abitazioni private e monumenti celebri che come una catena di scogliere di marmo ai cui piedi si vada in barca, a sera, per veder tramontare il sole.

 

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto. La fuggitiva, 1925

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