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La Val di Mis

A caratterizzare la Val di Mis è il paesaggio selvaggio e incontaminato, in cui a dominare incontrastata è la natura, specialmente da quando la tremenda alluvione del 1966 ha costretto a fuggire le poche persone che l’avevano scelta come dimora e ancora vi risiedevano; oggi, il centro disabitato di Gena Alta sembra il reperto di un passato lontanissimo e perduto per sempre. La valle, che prende il nome dal torrente Mis, così come il lago artificiale diventato una meta estiva molto amata dai turisti, in passato era un centro minerario: la scoperta di un giacimento di cinabro risalirebbe al 1723 e la prima concessione relativa al Centro minerario di Vallalta all’anno successivo. Il cinabro veniva trasportato a dorso d’asino fino a Murano, dove veniva lavorato: la cosiddetta Via del Mercurio è oggi percorribile e fa parte degli itinerari storico-culturali del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

              La valle del Mis per esempio con le sue vallette laterali che si addentrano in un intrico di monti selvaggi e senza gloria, dove s  e no passa un pazzo ogni trecento anni, non allegre, se volete, alquanto arcigne forse, e cupe. Eppure commoventi per le storie che raccontano, per l’aria d’altri secoli, per la solitudine paragonabile a quella dei deserti.

 

Dino Buzzati, La mia Belluno, raccolta postuma, 1992

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