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I Piani Eterni

A giudicare dal panorama che si può osservare una volta raggiunta questa conca, utilizzata da secoli come alpeggio per il bestiame, verrebbe da ricondurre il toponimo “Piani Eterni” a qualcosa di metafisico, una sorta di infinito leopardiano: l’origine del nome è invece probabilmente più prosaica, in quanto deriverebbe dal tedesco Pian Nattern, ovvero “del serpente”, con riferimento alla numerosa presenza di rettili. Dove millenni fa si trovava un enorme ghiacciaio oggi c’è una vastissima distesa verde, leggermente inclinata, che interseca l’opposto piano carsico, con crepacci, inghiottitoi e gole, in cui l’acqua si può ricavare solo dalla neve che si accumula nelle forre. Per raggiungere i Piani Eterni è necessario camminare tra le due o tre ore, a seconda del grado di allenamento, lungo una mulattiera con tornanti particolarmente ripidi che parte dal Lago della Stua. Il percorso è impegnativo, ma vale la pena affrontarlo per ammirare uno dei luoghi più singolari delle Dolomiti Bellunesi, dove si possono incontrare marmotte e camosci, mufloni e aquile.

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